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Life Vaia sale in Malga con il Comune di Gallio

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Sito pilota Life Vaia a Gallio

La due giorni organizzata dal Comune di Gallio, su in Malga, quest’anno ha visto una ampia presenza e diversi interventi collegati al progetto Life Vaia.

A partire da subito, sabato 25 luglio nella mattinata, con il convegno di presentazione del progetto nel quale si è fatto il punto anche sull’attività di rigenerazione agroforestale che sta interessando il sito pilota IT4 sul Monte Longara, oggetto anche di una visita guidata.

Ad affiancare gli stand con protagoniste le malghe del territorio, si sono tenuti diversi laboratori per bambini nella Sala Verde adiacente, grazie alla collaborazione tra l’Associazione Le Terre Alte e il partner del progetto responsabile dell’attività apistica, il dottor Paolo Fontana della Fondazione Edmund Mach: Missione Custodi della Natura con i piccoli frutti quali corridoi di biodiversità, Missione albero di nocciole tra natura, biodiversità e tradizione, Missione hotel per insetti con i piccoli rifugi per grandi alleati della biodiversità e infine, Missione paladini delle api tra impollinazione, biodiversità e i mieli di montagna.

Inoltre, il tutto esaurito alle due degustazioni di Formaggi e Mieli della Rinascita nella collaborazione tra il Caseificio Pennar, la Fondazione Edmund Mach e Rigoni di Asiago, lead partner del progetto Life Vaia.

Numerose iniziative che hanno saputo coinvolto grandi e piccini, riuscendo allo stesso tempo a deliziare i palati più fini e a trasmettere il valore del grande patrimonio che la montagna ha da offrire nella sinergia tra pratiche agro-silvo-pastorali e una natura ricca di biodiversità.

Dopo la tempesta Vaia, che ha causato la distruzione di un numero enorme di alberi, è stato necessario rimboccarsi le maniche e lavorare per il recupero e la valorizzazione del territorio.- Marinella Sambugaro, Sindaca di Gallio

Di particolare rilevanza in merito è sicuramente quanto emerso durante il convegno, moderato dal dottor Emanuele Pernechele. E come riconosciuto dall’Assessore della Regione del Veneto, Marco Zecchinato, commentando il progetto Life Vaia: «partito da un’idea di Veneto Agricoltura, quindi anche con la Regione interessata, prevede un recupero delle aree colpite da Vaia con delle pratiche che attestano la buona convivenza tra uomo e natura, soprattutto in termini di resilienza, anche in chiave economico-sociale e produttiva per la montagna. Delle progettualità importanti e la Regione crede su questo. Tra l’altro nelle aree di montagna sta investendo sulle Unioni Montane, su dei progetti di area vasta e sulle malghe dal 2023 con una legge specifica. Una vicinanza che oggi abbiamo voluto testimoniare essendo presenti a questo importante progetto che seguiremo con attenzione».

«Quest’anno abbiamo voluto inserire il convegno all’interno di “su, in Malga” – ha sottolineato la Sindaca Marinella Sambugaro, una manifestazione giunta alla quarta edizione. È un appuntamento che abbiamo scelto di portare avanti, rinnovandolo anno dopo anno, e che in questa edizione si è ulteriormente arricchito grazie al contributo del progetto Life Vaia». La Sindaca ha ricordato quindi: «dopo la tempesta Vaia, che ha causato la distruzione di un numero enorme di alberi, è stato necessario rimboccarsi le maniche e lavorare per il recupero e la valorizzazione del territorio. Sono state avviate coltivazioni di piccoli frutti e installate arnie che oggi consentono già una produzione di miele legata a questo percorso di rinascita ambientale». Evidenziando come si tratti di un luogo che tutti possono raggiungere per vedere concretamente cosa sia stato realizzato e quali risultati abbia prodotto il progetto.

Tra i partner del progetto Life Vaia c’è anche il Comune di Asiago, rappresentato nell’occasione dal presidente del Consiglio comunale Diego Rigoni: «Ho seguito personalmente il progetto sin dall’inizio, credendo fortemente nelle sue potenzialità. Il nostro territorio aveva bisogno di ritrovare una nuova vita e questo percorso rappresentava una risposta concreta a quella esigenza. Grazie a Life Vaia si sta restituendo valore a queste aree attraverso interventi che favoriranno la crescita di un nuovo bosco. Allo stesso tempo, il progetto introduce elementi innovativi capaci di creare opportunità economiche per il territorio, un aspetto che riteniamo particolarmente importante. Si tratta anche di un’esperienza sperimentale che auspichiamo possa diventare un modello replicabile. La speranza è che i risultati ottenuti consentano di applicare questa iniziativa anche in altri contesti e in altre aree del nostro territorio, contribuendo alla loro valorizzazione e al loro sviluppo nel lungo periodo».

Spazio quindi alla parte più tecnica dell’incontro con l’intervenuto il Coordinatore del progetto, Maurizio Malè: «L’obiettivo del progetto LIFE Vaia è ricostruire il patrimonio forestale di queste aree colpite, coinvolgendo soggetti privati a supporto dei Comuni proprietari dei terreni. La riforestazione viene realizzata privilegiando una maggiore biodiversità, attraverso l’introduzione di diverse specie arboree, e affiancata da produzioni temporanee di piccoli frutti come mirtilli, lamponi e fragole. Sono inoltre in corso sperimentazioni con altre specie, tra cui arnica e iperico, piante che possono trovare impiego anche in ambito officinale e farmaceutico». Nello specifico sito pilota di Gallio, sono già state messe a dimora le piante forestali che costituiranno il bosco del futuro. Parallelamente, per un periodo di circa 15-20 anni, saranno coltivati dei piccoli orti forestali destinati alla produzione di frutti di bosco e di altre essenze. Con il passare del tempo il bosco tornerà gradualmente a occupare il proprio spazio, diventando più resiliente ai cambiamenti climatici grazie alla presenza di specie diversificate e autoctone.

A seguire, il dottore forestale Marco Sambugaro, incaricato dal Comune di Gallio della progettazione e della direzione lavori del sito pilota IT4 Monte Longara, è entrano più nel dettaglio: «Il sito pilota è composto da due aree di coltivazione di circa 4.000 metri quadrati ciascuna, per una superficie complessiva di circa 8.800 metri quadrati. Al loro interno vengono sviluppate attività di agroforestazione che integrano la coltivazione di piccoli frutti e di specie fitoalimurgiche con il processo di rimboschimento e riforestazione delle aree colpite dalla tempesta Vaia. Tra i primi interventi realizzati vi sono stati la cippatura e la trinciatura dei residui legnosi rimasti a seguito dell’evento calamitoso. Il materiale ottenuto è stato utilizzato come strato pacciamante sul quale sono stati messi a dimora principalmente mirtilli, fragole di bosco, lamponi e alcune specie fitoalimurgiche, tra cui l’imperatoria». Oggi si può osservare come i processi di rigenerazione naturale del bosco siano pienamente avviati e, in alcuni punti, siano già predominanti rispetto alle attività di coltivazione. Si tratta di una dinamica prevista dal progetto, che non contrasta con gli obiettivi prefissati ma, al contrario, contribuisce ad aumentarne il valore attraverso il rafforzamento della biodiversità e dei processi naturali di successione forestale.

Quindi a spiegare il contributo delle api sul Monte Longara è intervenuto Paolo Fontana: «in quest’area è stato realizzato un apiario che utilizziamo sia per la produzione di miele e polline, sia per le attività di biomonitoraggio ambientale. Attraverso il polline raccolto dalle api, effettuato con cadenza mensile, possiamo verificare quali sono le specie botaniche su cui gli insetti vanno a bottinare. Questo ci consente di raccogliere dati preziosi sull’evoluzione della vegetazione all’interno delle aree aperte dalla tempesta Vaia». Attraverso il progetto è stata raccolta ormai una serie storica di dati che copre quasi cinque anni e grazie a questo monitoraggio sarà possibile ottenere un quadro molto dettagliato dell’evoluzione della flora in questi spazi e comprendere come il territorio stia rispondendo agli interventi di ripristino e riforestazione previsti dal progetto.

L’ultimo intervento tecnico della mattinata ha visto protagonista il dottore agronomo di Veneto Agricoltura, Silvano Cossalter: «Negli ambienti montani la coesistenza tra il sistema malghivo e quello forestale rappresenta una realtà naturale e consolidata. È una compresenza che osserviamo quotidianamente e che caratterizza il paesaggio montano: attività diverse che si integrano tra loro e contribuiscono a mantenere l’equilibrio del territorio. L’attività delle malghe e la conservazione dei pascoli sono strettamente collegate. In alcuni contesti emerge anche il tema dell’avanzamento del bosco, che tende a sottrarre superfici alle attività tradizionali di montagna, le quali, come è emerso anche durante il convegno, svolgono un ruolo importante nella salvaguardia e nella gestione attiva del territorio». Nella tutela della biodiversità, infatti, un ruolo fondamentale è svolto dalla gestione di prati e pascoli attraverso il lavoro dei malgari e delle malghe, che contribuiscono alla conservazione del paesaggio e degli ecosistemi montani. «Nelle aree colpite da eventi atmosferici estremi gli interventi richiedono particolare attenzione. In determinate situazioni, e per obiettivi specifici, può essere opportuno valutare anche richieste di autorizzazione finalizzate a una riduzione controllata delle superfici boscate. Si tratta di ipotesi che stiamo approfondendo e studiando attentamente per comprendere quale possa essere la risposta dell’ambiente e quali effetti possano produrre sul territorio nel medio e lungo periodo».

Quindi «al termine di questo percorso si avrà un ecosistema forestale più ricco rispetto a quello precedente alla tempesta Vaia, capace di offrire importanti servizi ecosistemici. Tra questi vi sono una maggiore biodiversità e la presenza di una pozza d’acqua che oggi viene utilizzata per l’irrigazione, ma che in futuro continuerà a rappresentare un habitat prezioso per anfibi e fauna selvatica. L’integrazione tra intervento pubblico e privato ha consentito quindi di generare benefici ambientali e, allo stesso tempo, opportunità economiche legate alle piccole produzioni sviluppate sul territorio», conclude Malè.